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| Lavoro, allarme Regione: «Ogni giorno 50 domande di cassa integrazione» |
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MILANO - Cinquanta nuove domande per la cassa integrazione ogni giorno. Il ritmo, incessante e mai interrotto per tutto il mese di luglio, aveva rallentato in agosto. Da cinquanta a dieci. Per poi riprendere, identico, lunedì 31 agosto. Abbastanza per far esclamare all’assessore al Lavoro della Regione, Gianni Rossoni: «Va riconvocata subito la Cabina di regia con le parti sociali». L’esigenza di non alimentare inutili allarmismi non gli impedisce un approccio pragmatico: «Sono preoccupato, certo», dice Rossoni. Chiuso il capitolo Innse, che torna a dare una speranza di lavoro, rimangono aperti quelli di grandi aziende, da Pregnana a Verolanuova, da Legnano al varesotto, «che hanno esaurito i 36 mesi di cassa integrazione e per le quali dopo una ulteriore deroga di 6 mesi non riesco a vedere prospettive». I numeri sono il dato oggettivo da cui parte Rossoni: «Hanno fatto ricorso agli ammortizzatori, dall’inizio dell’anno, 10mila imprese, per 69 mila lavoratori, con un impegno economico Stato-Regione di 430 milioni di euro». La crisi morde anche i piccoli. Ecco un segnale d’allarme: al quartiere Isola, nei giorni scorsi otto bar e quattro ristoranti non hanno riaperto dopo la pausa estiva. Avevano debiti con A2A che dopo ripetuti richiami e raccomandate ha dovuto tagliare la corrente. Il titolare di un locale ammette di aver dovuto scegliere: «Non pagare il fornitore con il rischio di non poter dare più nemmeno la brioche con il cappuccino ai miei clienti oppure rinviare il pagamento delle bollette». Il conto è salito a 2.500 euro. A2A ha dovuto tagliare, perché il fenomeno dell’insolvenza delle bollette sta già interessando «il 10 per cento della clientela», come spiegano gli uffici. I cartelli «Affittasi» e «Vendesi» si moltiplicano. In via Fiamma, tre saracinesche in meno di cento metri ieri sono rimaste abbassate. Un cartello sulla clair rimanda ad un’agenzia. Non riaprono il bar, il negozietto di abbigliamento, la rivendita di giornali. «Quest’anno a Milano hanno già chiuse 50 di edicole», conferma Grazia Baranzoni, segretaria Uil-edicole. «Tra dieci giorni potremo capire se chi ha riaperto dopo le ferie avrà superato la crisi oppure no». E Alfredo Zini, vicepresidente vicario di Epam associata all’Unione del Commercio, le fa eco: «Sarà una ripresa molto difficile per le imprese familiari, che si troveranno di fronte a situazioni difficili da recuperare, tra le banche che chiedono il rientro dei fidi e i costi che non calano». La sensazione che la strada per la ripresa sia ancora in salita si rafforza consultando i dati dell’Osservatorio Artigianato della Regione: «22.381 lavoratori in Cig». L’assessore all’Artigianato, Domenico Zambetti, sdrammatizza: «Ci apprestiamo a svolgere periodici tavoli tecnici con le banche, d’intesa con Finlombarda, per avere riscontri su eventuali criticità nell'espletamento delle procedure relative all’accesso al credito: nessuno verrà lasciato solo e totale sarà l’assistenza alla imprese artigiane che in Lombardia sono una variabile strategica imprescindibile per l’economia del territorio». Ma Bruno Scurati, combattivo presidente dell’Unione produzione CNA (Confederazione nazionale dell’artigianato), denuncia: «L’artigiano fa da banca ai clienti, che pagano dopo mesi, ma in banca trova le porte chiuse, niente fidi. Anzi, ti chiedono di rientrare. Un pronostico? Duecentocinquantamila posti di lavoro persi in settembre». Fonte: corriere.it |
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